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IL MINIBLOG DI Nasco

Il mito di Er
postato Sabato 24 Novembre 2018 - Ore 16:20

FONTE: https://www.cinquecosebelle.it/cinque-celebri-miti-di-platone/

La responsabilità della propria vita e della propria memoria

Le dee che, nel mito di Er, guidavano le anime nella scelta della reincarnazioneA chiudere La Repubblica, alla fine del libro X, Platone racconta un ulteriore mito, importante per comprendere il destino dell’anima dopo la morte. Anche questo mito – ricordato come mito di Er, dal nome del suo protagonista – non era in realtà una invenzione platonica, ma si richiamava al mito orfico e pitagorico della metempsicosi, cioè la reincarnazione delle anime. Aggiungeva però dei particolari nuovi ed importanti alla visione antica.

Er era un guerriero armeno che morì in battaglia. Prima di essere arso sul rogo secondo la tradizione, si ridestò, resuscitando dai morti e raccontando quello che aveva visto nell’aldilà. In pratica tutte le anime, dopo la morte, venivano portate al cospetto di alcuni giudici che valutavano l’operato in vita di ogni persona. A chi aveva commesso delle nefandezze veniva assegnata una punizione che serviva ad espiare le colpe, mentre chi si era comportato bene poteva salire al cielo.

Dopo un certo periodo, però, tutte le anime dovevano prepararsi per la reincarnazione, sulla quale – e qui sta la novità – avevano una grande possibilità di scelta. Le divinità permettevano infatti alle anime di scegliere in che tipo di persona si volevano reincarnare. Questa cosa, però, finiva per non aiutare le anime stesse, visto che molte di loro sceglievano in modo stupido, facendosi ad esempio abbagliare dagli onori di una vita da tiranno. Alcuni, però, e soprattutto quelli che avevano avuto modo di far tesoro delle loro esperienze, riuscivano a scegliere con sapienza, non facendosi incantare dalla fretta o dalle comodità. Una volta operata la scelta, questa diventava immutabile. Le anime venivano condotte sulle sponde del fiume Amelete, dove erano costrette a bere l’acqua dell’oblio, che avrebbe cioè fatto dimenticare tutto quello che era loro accaduto. Ma le anime più stolte ne bevevano molto più del necessario. Infine, un grande terremoto le faceva precipitare sulla terra e reincarnarsi.

Il significato del mito, se si ha in mente la dottrina della reminiscenza e quanto detto finora, è abbastanza chiaro. Ognuno è artefice del proprio destino, non tanto per le scelte che fa durante la vita ma per quell’unica che viene effettuata prima di reincarnarsi. Una scelta che dipende dalla saggezza accumulata nella vita precedente. Inoltre, chi è stolto dimentica anche quelle idee che ha avuto modo di conoscere, mentre chi è saggio subisce meno gli effetti della dimenticanza e, in vita, potrà recuperare la sapienza accumulata nell’Iperuranio.

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Commenti:

pensiero_volante
Inserito il: 27-11-2018

Vivere appieno per non morire in eterno

Nasco
Inserito il: 27-11-2018

Chiudi la porta e cammina se ti fermi sei perduto, perdi le meraviglie del mondo cio l'esperienza che la vita ci offre. Grazie per aver letto pensiero





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