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Il mio Blog (52):



Puntochat

Il sito così come è stato modificato va pena. 

Condivido le proteste di altri utenti e confermo tutti i problemi lamentati.

Così proprio non va.

Spiace era un bel posto dove stare anche se gli utenti erano ridotti all'osso ma ci si stava bene lo stesso, fosse anche solo per abitudine

Ma ora che le abitudini sono cambiate, in peggio, non credo abbia molto senso restare.

Resto ancora per qualche tempo per vedere se migliora, se non dovesse migliorare non ci sarà più motivo per restare.

Non credo rimpiangerete troppo la mia assenza ma penso che molti o altri seguiranno il mio esempio.

Nel caso chi avesse piacere di continuare a interagire con me mi contatti, se riesce, e troveremo un altro modo

 

Postato Luned 25 Maggio 2020 - Ore 11:14 | Commenti (6)


Fine

The end

la fine

ultimo atto

stop

chiuso

basta

è arrivata l'ora

ultimo metro

finisch

traguardo

è durata anche troppo

prima o poi doveva succedere

meglio di niente

un po' mi dispiace

che sia veloce

che non faccia troppo male

che non si dica che 

che a tutto c'e' un limite

che non è tanto per me ma per loro

Postato Marted 19 Maggio 2020 - Ore 12:37 | Commenti (10)


Complotti e Gomblottii

L'amaca. La cura nascosta
06 MAGGIO 2020
DI MICHELE SERRA

"Esiste una cura, ma ce la nascondono".
Il meccanismo usato sui social per abbindolare i fragili è sempre lo stesso: il bene, la verità, la salute, la felicità, la giustizia sono dietro l'angolo, e sono gratis.
Ma imprecisati "loro" non vogliono che noi stiamo bene.
Ci preferiscono malati, atterriti, deboli, ricattabili, perché sulla nostra impotenza "loro" ingrassano.
Loro chi? Loro.

Da manuale (qualche laureando in comunicazione dovrebbe farci la sua tesi) la vicenda della terapia anti-Covid basata sul plasma delle persone guarite, che contiene gli anticorpi specifici.
La stanno sperimentando, con risultati promettenti - che non vuol dire risolutivi, o miracolosi: vuol dire promettenti - in parecchi ospedali, anche italiani.
Qualcuno "ce la nasconde?".
Non si direbbe proprio.
Se ne sente parlare da qualche settimana anche sui cosiddetti media mainstream. Eppure prolifera, sui social, l'ipotesi che "la scienza ufficiale" (?) osteggi questa terapia.

Ammesso e concesso che esistano forti interessi commerciali, attorno a questa malattia così come alle altre, esiste anche una pratica quotidiana, infaticabile, appassionata, di medici e ricercatori il cui scopo è salvare gli ammalati.
Immaginare che il solo motore del mondo sia il sordido interesse economico di pochi mascalzoni è, a sua volta, sordido, e fa torto alle centinaia, migliaia di medici e scienziati che hanno perduto il sonno, e qualcuno anche la vita, per cercare una cura.
Albert Sabin non volle brevettare il suo vaccino antipolio, perché potesse costare poco.
Il complottismo si fonda sull'idea che l'umanità sia schifosa.
Ma è un'idea schifosa dell'umanità.

Postato Marted 12 Maggio 2020 - Ore 09:53 | Commenti (3)


L'ultima partita

È l’ultima partita al campetto.
Ma né tu né la tua compagnia di amici lo sapete.
Cresciuti insieme, a tirare i calci ad un pallone.
Ogni giorno lì, per mesi, per anni, a rincorrerlo, ad uccidervi di tedesche, di “chi primo arriva a 10 ha vinto”.
Lì, al campetto, ci si riesce ad organizzare sempre meno. Le ragazze, i compiti, la prof di matematica e il compito del giorno dopo…
Tu pensi che quelle partite siano per sempre: pensi che tu, i tuoi amici e quel campetto siate un’unica cosa.
E intanto sei lì, che stai giocando l’ultima partita.
E non lo sai, non lo sapete.
Pensi, pensate che ce ne saranno molte all’altre, all’infinito.
Finisce, hai vinto, hai perso, hai segnato di tacco, hai fatto autogol, non importa: ora sei in fila di fronte alla fontana.
Uno dietro di te dice: “Oh raga quando ci organizziamo per la prossima?”.
Qualche “boh, vediamo” timido.
Chi lo sa.
Nessuno pensa che sia l’ultima.
O forse qualcuno c’è. Forse solo il campetto lo sa.
Lui, che ha visto passare generazioni di ragazzi e li ha sempre accolti a braccia aperte. Lui sì, che ne ha visti di palloni.
Lui sì, che ha visto tante maglie sudate e sporche, tante scarpe rovinarsi.
Si torna a casa, chi in bicicletta, chi con lo scooter, chi ha la ragazza fuori dal campetto che la aspetta per accompagnarlo.
Poi un giorno non vi troverete più tu e la tua compagnia in quel posto.
E ogni volta che passerete in macchina vicino a un campetto con le porte senza reti e con dei ragazzini che giocano, anche con le vostre responsabilità, il vostro lavoro, i vostri mille pensieri, vi fermerete. Sospirerete.

E vi scapperà un sorriso.

Postato Venerd 01 Maggio 2020 - Ore 23:55 | Commenti (1)


Il classico

Il vero classico è quello che travalica la situazione temporale in cui nasce e assurge alla dimensione dell'eternità, resistendo saldamente alle intemperie dei numerosi sortilegi della storia. Vivendo interamente nell'istante Platone ne è al contempo sempre al di fuori, radicato nella perentoria immutabilità della verità.

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Postato Venerd 01 Maggio 2020 - Ore 23:46 | Commenti


Proverbi e non solo

A lavar la testa all'asino si perde l'acqua ed il sapone.

Ma se continui a farlo viene il dubbio che l'asino non sia lui ma tu.

E ci si ricasca sempre.

Sta di fatto che è umano ricascarci.

E che a volte non sei tu che tiri fuori certe cose ma son gli altri che te le cavano con le pinze.

E tu dovresti starci attento a non farti fregare ancora una volta acqua e sapone.

Ma alla fine così è se vi pare, se non vi pare non è un problema mio.

Questo è, questo sono, questo è quanto.

Per tutto il resto c'e' un biglietto omaggio per fanculo, non resta che prenderlo, obliterarlo e mettersi in viaggio.

Io non vengo con voi. Probabilmente son già li che aspetto. Ma non voi.

(ogni riferimento a fatti o persone della chat è fuori luogo, sono cazzi miei che non centrano nulla con questo posto).

State bene se potete.

Postato Mercoled 29 Aprile 2020 - Ore 00:09 | Commenti (1)


Proverbi

Un proverbio armeno dice: “Dai un cavallo a chi dice la verità: ne avrà bisogno per fuggire”. Ma danne uno anche a chi mente: ne avrà bisogno per le sue parate.

 

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Postato Marted 28 Aprile 2020 - Ore 10:46 | Commenti (4)


Vecchi

Mesti, silenziosi, come magari è stata umile e silenziosa la loro vita, fatta di lavoro, di sacrifici. Se ne va una generazione, quella che ha visto la guerra, ne ha sentito l’odore e le privazioni, tra la fuga in un rifugio antiaereo e la bramosa ricerca di qualcosa per sfamarsi. Se ne vanno mani indurite dai calli, visi segnati da rughe profonde, memorie di giornate passate sotto il sole cocente o il freddo pungente. Mani che hanno spostato macerie, impastato cemento, piegato ferro, in canottiera e cappello di carta di giornale. Se ne vanno quelli della Lambretta, della Fiat 500 o 600, dei primi frigoriferi, della televisione in bianco e nero. Ci lasciano, avvolti in un lenzuolo, come Cristo nel sudario, quelli del boom economico che con il sudore hanno ricostruito questa nostra nazione, regalandoci quel benessere di cui abbiamo impunemente approfittato. Se ne va l’esperienza, la comprensione, la pazienza, la resilienza, il rispetto, pregi oramai dimenticati. Se ne vanno senza una carezza, senza che nessuno gli stringesse la mano, senza neanche un ultimo bacio. Se ne vanno i nonni, memoria storica del nostro Paese, patrimonio della intera umanità. L’Italia intera deve dirvi GRAZIE e accompagnarvi in quest’ultimo viaggio con 60 milioni di carezze...

Postato Sabato 11 Aprile 2020 - Ore 10:56 | Commenti (5)


Mozzi e Capitani

V𝗶 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗯𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗱𝗶𝗰𝗮𝘁𝗮 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶, 𝗺𝗼𝘇𝘇𝗶 𝗲 𝗶 𝗰𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗻𝗶 !
𝗩𝗼𝗶 𝘃𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗺𝗼𝘇𝘇𝗼 𝗼 𝗰𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗻𝗼 ?

𝗜𝗹 𝗱𝗶𝗮𝗹𝗼𝗴𝗼 𝗳𝗿𝗮 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝘇𝘇𝗼 𝗲 𝗶𝗹 𝗖𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗻𝗼

 

“𝗖𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗻𝗼, 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝘇𝘇𝗼 𝗲̀ 𝗽𝗿𝗲𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝘁𝗼 𝗲 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗮𝗴𝗶𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗮𝗹 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼. 𝗣𝗼𝘁𝗲𝘁𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝗿𝗰𝗶 𝘃𝗼𝗶?”
“𝗖𝗼𝘀𝗮 𝘃𝗶 𝘁𝘂𝗿𝗯𝗮, 𝗿𝗮𝗴𝗮𝘇𝘇𝗼? 𝗡𝗼𝗻 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗮𝗯𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗶𝗯𝗼? 𝗡𝗼𝗻 𝗱𝗼𝗿𝗺𝗶𝘁𝗲 𝗮𝗯𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮?”
“𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼, 𝗖𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗻𝗼, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗮 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗮, 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿 𝗮𝗯𝗯𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗿𝗶”.
“𝗘 𝘀𝗲 𝘃𝗶 𝗳𝗮𝗰𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗼 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗲 𝗳𝗼𝘀𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗴𝗶𝗼𝘀𝗼, 𝘀𝗼𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗮 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝗳𝗲𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗿𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗹𝗮𝘁𝘁𝗶𝗮?”
“𝗡𝗼𝗻 𝗺𝗲 𝗹𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗼𝗻𝗲𝗿𝗲𝗶 𝗺𝗮𝗶, 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗺𝗲 𝗹’𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗽𝗲𝘀𝘁𝗲!”
“𝗣𝘂𝗼̀ 𝗱𝗮𝗿𝘀𝗶, 𝗺𝗮 𝘀𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗻𝗼𝗻 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗲?”
“𝗛𝗼 𝗰𝗮𝗽𝗶𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗼𝗹𝗲𝘁𝗲 𝗱𝗶𝗿𝗲, 𝗺𝗮 𝗺𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁𝗮̀, 𝗖𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗻𝗼, 𝗺𝗶 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮”.
“𝗘 𝘃𝗼𝗶 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗲𝘃𝗶 𝗱𝗶 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗰𝗼𝘀𝗲, 𝗿𝗮𝗴𝗮𝘇𝘇𝗼”.
“𝗠𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝘁𝗲 𝗶𝗻 𝗴𝗶𝗿𝗼?”
“𝗔𝗳𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼… 𝗦𝗲 𝘃𝗶 𝗳𝗮𝘁𝗲 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗱𝗲𝗴𝘂𝗮𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼”.
“𝗤𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶, 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼 𝘃𝗼𝗶, 𝘀𝗲 𝗺𝗶 𝘁𝗼𝗹𝗴𝗼𝗻𝗼 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮, 𝗽𝗲𝗿 𝘃𝗶𝗻𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗲𝘃𝗼 𝘁𝗼𝗴𝗹𝗶𝗲𝗿𝗺𝗲𝗻𝗲 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗼?”
“𝗖𝗲𝗿𝘁𝗼. 𝗜𝗼 𝗹𝗼 𝗳𝗲𝗰𝗶 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗮 𝗱𝗶 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗳𝗮”.
“𝗘 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘃𝗶 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘀𝘁𝗲?”
“𝗗𝗼𝘃𝗲𝘃𝗼 𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗱𝗶 𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗮𝘃𝗲. 𝗘𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗺𝗲𝘀𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝘃𝗼 𝗱𝗶 𝗳𝗮𝗿 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗲 𝗱𝗶 𝗴𝗼𝗱𝗲𝗿𝗺𝗶 𝘂𝗻 𝗽𝗼’ 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮𝘃𝗲𝗿𝗮 𝗮 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗮. 𝗖𝗶 𝗳𝘂 𝘂𝗻’𝗲𝗽𝗶𝗱𝗲𝗺𝗶𝗮. 𝗔 𝗣𝗼𝗿𝘁 𝗔𝗽𝗿𝗶𝗹 𝗰𝗶 𝘃𝗶𝗲𝘁𝗮𝗿𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲. 𝗜 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗳𝘂𝗿𝗼𝗻𝗼 𝗱𝘂𝗿𝗶. 𝗠𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘃𝗼𝗶. 𝗣𝗼𝗶 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝗶 𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗮 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘂𝘀𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮. 𝗦𝗮𝗽𝗲𝘃𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝘃𝗲𝗻𝘁𝘂𝗻𝗼 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗶 𝗰𝗿𝗲𝗮 𝘂𝗻’𝗮𝗯𝗶𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗲, 𝗲 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗹𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗺𝗶 𝗲 𝗰𝗿𝗲𝗮𝗿𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶, 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝗶 𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗿𝗺𝗶 𝗶𝗻 𝗺𝗼𝗱𝗼 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗱𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶. 𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝗶 𝗮 𝗿𝗶𝗳𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝘀𝘂 𝗰𝗵𝗶, 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, 𝗻𝗲 𝗵𝗮 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗲 𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗺𝗶𝘀𝗲𝗿𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝘃𝗶𝘁𝗮, 𝗽𝗲𝗿 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗮 𝗼𝘁𝘁𝗶𝗰𝗮, 𝗽𝗼𝗶 𝗺𝗶 𝗮𝗱𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝘃𝗶𝗻𝗰𝗲𝗿𝗲. 𝗖𝗼𝗺𝗶𝗻𝗰𝗶𝗮𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗰𝗶𝗯𝗼. 𝗠𝗶 𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝗻𝗴𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗲𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗺𝗮𝗻𝗴𝗶𝗮𝘀𝘀𝗶 𝗻𝗼𝗿𝗺𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗽𝗼𝗶 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝗶 𝗮 𝘀𝗲𝗹𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗶𝗯𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗳𝗮𝗰𝗶𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗶𝗴𝗲𝗿𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶, 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝘃𝗿𝗮𝗰𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗮𝘀𝘀𝗲𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗺𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼. 𝗣𝗮𝘀𝘀𝗮𝗶 𝗮 𝗻𝘂𝘁𝗿𝗶𝗿𝗺𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗶𝗯𝗶 𝗰𝗵𝗲, 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝗿𝗮𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗶𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗮 𝗳𝗮𝗿 𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗹’𝘂𝗼𝗺𝗼 𝗶𝗻 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲. 𝗜𝗹 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝘃𝗼 𝗳𝘂 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗶𝗿𝗲 𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗽𝘂𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝗹𝘀𝗮𝗻𝗶 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗶𝗲𝗿𝗶, 𝗱𝗶 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗻𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗲𝗹𝗲𝘃𝗮𝘁𝗶 𝗲 𝗻𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶. 𝗠𝗶 𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮 𝗮𝗹 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗼 𝘀𝘂 𝘂𝗻 𝗮𝗿𝗴𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝘃𝗼. 𝗠𝗶 𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗲𝘀𝗲𝗿𝗰𝗶𝘇𝗶 𝗳𝗶𝘀𝗶𝗰𝗶 𝘀𝘂𝗹 𝗽𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗹𝗯𝗮. 𝗨𝗻 𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗺𝗶 𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮 𝗱𝗲𝘁𝘁𝗼,𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮, 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼 𝘀𝗶 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮 𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗶𝗿𝗼. 𝗠𝗶 𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗶𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗺𝗮𝘁𝘁𝗶𝗻𝗮. 𝗖𝗿𝗲𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗽𝗼𝗹𝗺𝗼𝗻𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗺𝗮𝗶 𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝘂𝗻𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮. 𝗟𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗮 𝗲𝗿𝗮 𝗹’𝗼𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗴𝗵𝗶𝗲𝗿𝗲, 𝗹’𝗼𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗻𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗵𝗲 𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗵𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮, 𝗽𝗲𝗿 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗺𝗶 𝗱𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘀𝗲𝗿𝗶𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗺𝗶𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮.
𝗦𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗹’𝗶𝗻𝗱𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗺𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼̀, 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮, 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗯𝗶𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝘂𝗰𝗲 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗺𝗶 𝗱𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗲 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗺𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗳𝗼𝗿𝘁𝗲. 𝗣𝗼𝘁𝗲𝘃𝗮 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗿𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗺𝗶 𝗲𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗶, 𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗶̀, 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮, 𝗳𝗲𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝗿𝘀𝗮 𝗶𝗻 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝗶 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗮𝘃𝗲.
𝗜𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘁𝗲𝘃𝗼 𝗳𝗮𝗿𝗲, 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗶 𝗮 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘃𝗿𝗲𝗶 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮 𝘀𝗰𝗲𝘀𝗼. 𝗩𝗲𝗱𝗲𝘃𝗼 𝗹𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗲 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼, 𝗹𝗲 𝘃𝗶𝘃𝗲𝘃𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗻𝘀𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗲 𝗺𝗶 𝗴𝗼𝗱𝗲𝘃𝗼 𝗹’𝗮𝘁𝘁𝗲𝘀𝗮. 𝗧𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗯𝗶𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗺𝗮𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝘁𝗲. 𝗟’ 𝗮𝘁𝘁𝗲𝘀𝗮 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲 𝗮 𝘀𝘂𝗯𝗹𝗶𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗱𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗶𝗼, 𝗮 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗹𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗻𝘁𝗲. 𝗠𝗶 𝗲𝗿𝗼 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗶𝗯𝗶 𝘀𝘂𝗰𝗰𝘂𝗹𝗲𝗻𝘁𝗶, 𝗱𝗶 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗯𝗼𝘁𝘁𝗶𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗱𝗶 𝗿𝘂𝗺, 𝗱𝗶 𝗯𝗲𝘀𝘁𝗲𝗺𝗺𝗶𝗲 𝗲𝗱 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗮 𝗲𝗹𝗲𝗻𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗹 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝗾𝘂𝗶𝗽𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼. 𝗠𝗶 𝗲𝗿𝗼 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗲, 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝗿𝗺𝗶𝗿𝗲 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼, 𝗱𝗶 𝗼𝘇𝗶𝗮𝗿𝗲, 𝗱𝗶 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗮 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗱𝗶 𝗰𝘂𝗶 𝗺𝗶 𝘀𝘁𝗮𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝗻𝗱𝗼”.
“𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗮𝗻𝗱𝗼̀ 𝗮 𝗳𝗶𝗻𝗶𝗿𝗲, 𝗖𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗻𝗼?”
“𝗔𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝗶𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗯𝗶𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲, 𝗿𝗮𝗴𝗮𝘇𝘇𝗼. 𝗠𝗶 𝗳𝗲𝗰𝗲𝗿𝗼 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗶𝘀𝘁𝗼”.
“𝗩𝗶 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝗿𝗼𝗻𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮𝘃𝗲𝗿𝗮, 𝗼𝗿𝗱𝘂𝗻𝗾𝘂𝗲?”
“𝗦𝗶̀, 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗺𝗶 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝗿𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮𝘃𝗲𝗿𝗮, 𝗲 𝗱𝗶 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗲, 𝗺𝗮 𝗶𝗼 𝗲𝗿𝗼 𝗳𝗶𝗼𝗿𝗶𝘁𝗼 𝘂𝗴𝘂𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗺𝗶 𝗲𝗿𝗼 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮𝘃𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼, 𝗲 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗼 𝗮𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗽𝗼𝘁𝘂𝘁𝗼 𝗿𝘂𝗯𝗮𝗿𝗺𝗲𝗹𝗮 𝗽𝗶𝘂”.

Postato Venerd 10 Aprile 2020 - Ore 15:09 | Commenti


Generazione di fenomeni

Siamo noi, la generazione più felice di sempre.
Siamo noi, gli ormai sessantenni, i nati tra gli inizi degli anni ’60 e la metà degli anni ’70. La generazione più felice di sempre.
Siamo quelli che erano troppo piccoli per capire la generazione appena prima della nostra, quelli del ’68, della politica e dei movimenti studenteschi. Ancora troppo piccoli per comprendere gli anni di piombo, l’epoca delle brigate rosse e delle stragi nere.
Siamo quelli cresciuti nella libertà assoluta delle estati di quattro mesi, delle lunghe vacanze al mare, del poter giocare ore e ore in strade e cortili, delle prime televisioni a colori e i primi cartoni animati. Delle Big Babol e delle cartoline attaccate alle bici con le mollette da bucato. Delle toppe sui jeans e delle merendine del Mulino Bianco. Dei gelati Eldorado e dei ghiaccioli a 50 lire. Dei Mondiali dell’82 e della formazione dell’Italia a memoria. Di Bearzot e Pertini che giocano a scopa.
Siamo quelli che andavano a scuola con il grembiule e la cartella sulle spalle, e non ci si aspettava da noi nulla che non fosse di fare i compiti e poi di giocare, sbucciarci le ginocchia senza lamentarci e non metterci nei guai. Nessuno voleva che parlassimo l’Inglese a 7 anni o facessimo yoga. Al massimo una volta a settimana in piscina, giusto per imparare a nuotare.
Poi siamo cresciuti, e la nostra adolescenza è arrivata proprio negli anni ’80, con la musica pop, i paninari e il Walkman. Burghy e le spalline imbottite. Madonna e il Live Aid. Delle telefonate alle prime fidanzate con i gettoni dalle cabine e delle discoteche il sabato pomeriggio. Di Top Gun e Springsteen. Dei Duran Duran e degli Spandau Ballet. Delle gite scolastiche in pullman e delle prime vacanze studio all’estero.
E poi c’era l’esame di maturità, e infine il servizio militare, 12 mesi lontano da casa, i capelli rasati e tante amicizie con giusto un po’ di nonnismo. Nel frattempo magari un Inter Rail e infine un lavoro. All’Università ci andavi solo se volevi fare il medico, l’avvocato o l’ingegnere. Che il lavoro c’era per tutti.
Siamo cresciuti nella spensieratezza assoluta, nella ferma convinzione che tutto quello che ci si aspettava da noi era che diventassimo grandi, lavorassimo il giusto, trovassimo una fidanzata e vivessimo la nostra vita. Non abbiamo mai dubitato un istante che non saremmo stati nient’altro che felici.
E, dobbiamo ammetterlo, per quanto il futuro ci sembri difficile, e per quanto questa situazione ci appaia incomprensibile e dolorosa, siamo stati felici. Schifosamente felici. Molto più dei nostri genitori e parecchio più dei nostri figli.
Siamo la generazione più felice di sempre. E torneremo, presto, ad essere di nuovo felici.

Postato Venerd 10 Aprile 2020 - Ore 00:40 | Commenti (1)


Storia

ALESSANDRO BARBERO
" MA FENESTRELLE NON FU COME AUSCHWITZ "

«TRA IL 1860 E IL 1861 VENNERO SEGREGATI NELLA FORTEZZA DI FENESTRELLE MIGLIAIA DI SOLDATI DELL’ESERCITO DELLE DUE SICILIE CHE SI ERANO RIFIUTATI DI RINNEGARE IL RE E L’ANTICA PATRIA. POCHI TORNARONO A CASA, I PIÙ MORIRONO DI STENTI. I POCHI CHE SANNO S’INCHINANO». LAPIDE AFFISSA ALL'INTERNO DELLA FORTEZZA.

MOLTE PERSONE SONO NELLA CERTEZZA CHE QUELLO STERMINIO SIA DAVVERO ACCADUTO, E COSTITUISCA UNA MACCHIA INCANCELLABILE SUL RISORGIMENTO E SULL’UNITÀ D’ITALIA.

IN TONO SINCERO E ACCORATO QUESTE PERSONE SONO CONVINTE CHE IL SUD FINO ALL’UNITÀ D’ITALIA SIA STATO UN PAESE FELICE, MOLTO PIÙ PROGREDITO DEL NORD, ADDIRITTURA IN PIENO SVILUPPO INDUSTRIALE, E CHE L’UNIFICAZIONE – MA PER LORO LA CONQUISTA PIEMONTESE – SIA STATA UNA VIOLENZA SENZA NOME, IMPOSTA DALL’ESTERNO A UN PAESE IGNARO E OSTILE.

È UN FATTO CHE MISTIFICAZIONI DI QUESTO GENERE HANNO PRESA SU MOLTISSIME PERSONE IN BUONA FEDE, ESASPERATE DALLE DENIGRAZIONI SPREZZANTI DI CUI IL SUD È OGGETTO; E CHE LA LEGGENDA DI UNA BORBONIA FELIX, RICCA, PROSPERA E INDUSTRIALIZZATA, MESSA A SACCO DALLA CONQUISTA PIEMONTESE, SERVA ANCHE A RIDARE ORGOGLIO E IDENTITÀ A TANTA GENTE DEL SUD.

PECCATO CHE ATTRAVERSO QUESTE LEGGENDE CONSOLATORIE PASSI UN MESSAGGIO DI ODIO E DI RAZZISMO, COME HO TOCCATO CON MANO SULLA MIA PELLE QUANDO I MESSAGGI CHE RICEVEVO MI DAVANO DEL PIEMONTESE COME SE FOSSE UN INSULTO.

Postato Luned 06 Aprile 2020 - Ore 10:24 | Commenti (1)


Ogni mondo è paese

Ogni mondo è paese ma io a fine epidemia mi trasferisco ad Andria.

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Postato Mercoled 01 Aprile 2020 - Ore 12:12 | Commenti (2)


Medici a Napoli - prevenzione e prevenuti

https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/campania/napoli-al-cardarelli-249-medici-si-danno-malati-il-direttore-delle-emergenze-per-loro-solo-commiserazione_16279347-202002a.shtml

riassunto per i pigri che non hanno voglia di seguire il link e leggere direttamente:

all'ospeale di Napoli, il Cardarelli, 249 medici si sono messi in malattia. Strano tutti insieme e nello stesso periodo di pandemia. 

Ma non erano i napoletani quelli dal cuore d'oro? in Lombardia, Piemonte, Veneto sono tutti al lavoro, alcuni sono morti per curare gli altri, a Napoli si  mettono in mutua.

Cuore d'oro? o uomini di merda o come dicono loro ommemmerda?

 

Postato Mercoled 18 Marzo 2020 - Ore 09:43 | Commenti (1)


Viva l'ITALIA

Scritto da una ragazza Italiana , da brividi...

 

GRAZIE!
Grazie caro sig.Macron e cara sig.ra Merkel, grazie per averci abbandonato nel momento del bisogno, grazie per averci negato di poter ACQUISTARE da voi semplice mascherine ed altri presidi medici atti a combattere la diffusione del virus.
Le avremmo pagate sapete?!! Siamo italiani, quelli sporchi, chiassosi, indisciplinati, buffi, folcloristici, poveri e talvolta mafiosi....ma siamo anche quelli che vi hanno costruito le strade, le scuole, vi hanno insegnato l'alfabeto che usate, spiegato le leggi, il diritto, l'organizzazione dello stato e la creazione di quello di diritto.
Siamo noi, gli italiani, gli autori delle opere che riempiono i vostri musei, dei testi che studiate, delle invenzioni che usate, quelli che con enormi spese e sacrifici si trovano a dover conservare e gestire ben oltre il 70% del patrimonio culturale ed artistico mondiale chiedendovi una cifra irrisoria per il biglietto dei musei e talvolta neppure quella.
Siamo noi, gli italiani, siamo quelli che vi hanno offerto l'arte e la cultura su cui si basa la nostra e la vostra civiltà, la massima espressione di bellezza, armonia, equilibrio che l'essere umano abbia mai raggiunto.
Siamo noi, gli italiani che prima vi abbiamo offerto la civiltà, che poi voi avete abbattuto trascinando il mondo nel medioevo, e poi, una volta risollevati e rinati, abbiamo nuovamente offerto al mondo la civiltà, l'arte, la geografia, l'economia, l'istruzione.
Siamo noi, gli italiani quelli che hanno creato il parmigiano, la mozzarella, il prosciutto, la mortadella, il salame,i ravioli i tortellini, le lasagne il gelato, la pizza etc.etc., quelli che hanno portato in Francia le vigne e che vi hanno insegnato a fare il vino, la grappa i distillati, quelli che ogni anno combattono cntro i vostri tentativi di scimmiottare i nostri prodotti e copiarne il nome ma anche lo stile e la moda.
Anche a lei sig.Trump e a lei sig. Johnson,grazie per averci prima di tutto isolati invece che aiutati. Le ricordo sig. Trump che se non fosse per un italiano adesso sarebbe nella terra dei suoi avi a fare la fame e non in America a fare il riccone e non avrebbe neppure potuto mangiare patate perchè non le avreste mai avute senza un temerario italiano che ha navigato verso l'ignoto.
A lei sig.Johnson ricordo che la fortuna della sua nazione si basa su una bandiera che vi abbiamo concesso di issare sulle vostre navi per non essere attaccati dai pirati, la Croce di San Giorgio concessa dalla Repubblica di Genova, senza quella sareste stati spazzati via dai saraceni. Vi abbiamo insegnato la navigazione e l'avete imparata bene!
A tutti voi, quando telefonate, pensate a Meucci, quando guardate la TV o ascoltate la radio, pensate a Marconi, quando usate l'energia elettrica come non ci fosse un domani, pensate che non avreste potuto farlo se non ci fosse stato Fermi!
Noi italiani abbiamo inventato le banche, le università, la prospettiva, l'architettura, l'ingegneria, l'astrofisica, il calendario, la musica otre alle altre innumerevoli cose.
Erano italiani: Giotto, Colombo, Marco Polo, Leonardo, Michelangelo, Bernini, Tiziano, Raffaello, Brunelleschi, Galileo, Cesare, Ottaviano, Vespasiano, Aurelio, Dante e potrei continuare per ore...
Carissimi miei, nel sentire il nome ITALIA, dovreste scattare in piedi, abbassare la testa ed essere coscienti che l'origine della società occidentale è qui, se vi chiediamo aiuto dovreste correre, perchè se trascinate di nuovo il mondo nel medioevo non so se ce la faremo nuovamente a far rinascere la civiltà.
Se invece non vi interessa, allora compiacetevi di quello che avete, restate ad ammirare qualche tonnellata di ferro imbullonato e quando visitate i vostri musei, per cortesia, saltate le opere degli italiani....finirete la vostra visita molto velocemente, potrete così andare a visitare subito una bella fabbrica di auto, diesel magari, di quelle che non inquinano solo ai controlli, andate a visitare quelli che per voi sono castelli e per noi banali ville di cui siamo pieni, oppure andate nella capitale dell'azzardo che scimmiotta Venezia, Firenze, Roma, andate pure! Evitate di venire a visitare il paese più bello dl mondo visto che lo avete pugnalato alle spalle, accoglieremo a braccia aperte a chi nel momento del bisogno ci ha aiutati, apriremo le nostre città uniche al mondo a loro, potranno visitare Venezia, Roma, Firenze, Genova, Napoli, Bologna, Pisa,Lucca, Assisi, Siena, Torino, Palermo, Agrigento, Milano,Cremona, Mantova, Ferrara, la Toscana, il Monferrato,le Dolomiti, le Alpi, la Puglia, la Sardegna, etc.etc.
Avete distrutto la povera Grecia con la vostra finanza, ci avete provato con lItalia ma non ci siete riusciti, ora forse avete scorto l'occasione per assestare il colpo finale, ma nella cecità del vostro egoismo non avete calcolato che il virus non ha frontiere, colpirà tutti, anche voi!
Se ci aveste aiutato ieri nel tentativo di arginare l'epidemia, oggi non dovreste piangere i vostri morti e domani...
Il vostro egoismo ha dato la misura di quanto poco siate!
Grazie

Postato Marted 17 Marzo 2020 - Ore 16:06 | Commenti (2)


Passatempi e quarantena

Vi leggo sui social e so che Vi annoiate. Se si è interessati a qualcosa, se si hanno hobby, il tempo passa e anche lieto. Oggi, ad esempio, ho scoperto che in una confezione di pastina per minestra ci sono 7.592 stelline e ieri che in una bustina di coriandoli ce ne sono 10.412, lo sapevate? Siate curiosi, non siate noiosi. Intanto il tempo passa , ne usciremo ubriachissimi, forse alcolizzati, ma Vi prometto che ne usciremo.

Postato Marted 17 Marzo 2020 - Ore 14:44 | Commenti (1)


Diomedes Svtor

Diomedes era stanco. Aveva lavorato a lungo e gli facevano male le dita a forza di fare buchi nel cuoio duro delle suole. Ma era stato un lavoro ben pagato e ne era valsa la pena. Non c’era da fantasticare su come investire quel gruzzolo, aveva già deciso. Diomedes aveva un solo unico desiderio: lasciare un segno. Voleva a tutti costi che qualcuno, un giorno, potesse ricordarsi di lui. Proprio lui, che non aveva famiglia, non aveva moglie, né figli, né genitori che potessero piangere la sua morte, pensava che la sua vita meritasse di essere ricordata. Così, pur vergognandosi un po’ di quell’ambizione forse eccessiva per un semplice calzolaio, entrò nella bottega di uno di quegli uomini che incidevano iscrizioni per le tombe e gli parlò, mostrando il denaro che aveva. L’uomo lo ascoltò continuando a scolpire parole. Fu felice di sapere che qualcuno comprendesse davvero il senso del suo lavoro. Quelle parole, incise faticosamente, avevano il compito di tramandare la storia delle loro vite alle generazioni del futuro. Così donò a Diomedes uno scarto di marmo che, una volta murato, sarebbe sembrato un’elegante lastra e i due uomini si accordarono sul testo. Due semplici parole: Diomedes, calzolaio. Così, brevemente, si riassumeva la vita di un uomo.

Postato Venerd 13 Marzo 2020 - Ore 22:28 | Commenti


Oroscopo

Il mio oroscopo di oggi 10 marzo 2020 (giorno di entrata in vigore del decreto che impone di  non uscire di casa)

 GEMELLI La presenza della Luna in Bilancia porta dinamismo e novità nella vostra giornata. Avrete voglia di uscire e di conoscere nuove persone. Il giro di amicizie si allarga e anche le possibilità di incontrare l’anima gemella aumentano a dismisura. Tenete gli occhi ben aperti!

 

ma io ci credo lo stesso eh

Postato Marted 10 Marzo 2020 - Ore 07:57 | Commenti (3)


Medici e pazienti

"Dottore, è sicuro che ho la polmonite? Ho saputo di un dottore che ha curato uno per una polmonite e questo è morto di tifo!". "Non preoccuparti, questo a me non accade. Se dico che hai la polmonite, morirai di polmonite!".

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Postato Gioved 05 Marzo 2020 - Ore 08:33 | Commenti (1)


Lettere

Domenico Squillace è un uomo del Sud. E' preside del liceo Volta di Milano. Ed è una persona di intelligenza e cultura rare.

E ieri Domenico, in questa psicosi generale, ha deciso di fare una cosa bellissima: ha scritto ai propri studenti una lettera meravigliosa. Su questa emergenza, sullo straniero. Un testo potentissimo. Un consiglio allora: prendetevi due minuti per leggerla. Che ne vale così tanto la pena da sperare che ogni italiano la legga.

“‘La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c'era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia...’

Le parole appena citate sono quelle che aprono il capitolo 31 dei Promessi sposi, capitolo che insieme al successivo è interamente dedicato all’epidemia di peste che si abbatté su Milano nel 1630. Si tratta di un testo illuminante e di straordinaria modernità che vi consiglio di leggere con attenzione, specie in questi giorni così confusi. Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria…. In quelle pagine vi imbatterete fra l’altro in nomi che sicuramente conoscete frequentando le strade intorno al nostro Liceo che, non dimentichiamolo, sorge al centro di quello che era il lazzaretto di Milano: Ludovico Settala, Alessandro Tadino, Felice Casati per citarne alcuni. Insomma più che dal romanzo del Manzoni quelle parole sembrano sbucate fuori dalle pagine di un giornale di oggi.

Cari ragazzi, niente di nuovo sotto il sole, mi verrebbe da dire, eppure la scuola chiusa mi impone di parlare. La nostra è una di quelle istituzioni che con i suoi ritmi ed i suoi riti segna lo scorrere del tempo e l’ordinato svolgersi del vivere civile, non a caso la chiusura forzata delle scuole è qualcosa cui le autorità ricorrono in casi rari e veramente eccezionali. Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni, quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, di continuare - con le dovute precauzioni - a fare una vita normale. Approfittate di queste giornate per fare delle passeggiate, per leggere un buon libro, non c’è alcun motivo - se state bene - di restare chiusi in casa. Non c’è alcun motivo per prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato, servono solo a loro. La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che le possano fermare, secoli fa si spostavano ugualmente, solo un po’ più lentamente. Uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è quello di guardare ad ogni nostro simile come ad una minaccia, come ad un potenziale aggressore. Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, i suoi progressi, le sue certezze, usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero.

Vi aspetto presto a scuola.
Domenico Squillace”

Postato Mercoled 26 Febbraio 2020 - Ore 14:25 | Commenti (2)


Il racconto perduto

Da anni ho preso l’abitudine di svegliarmi la notte . Soffro di dolori reumatici che mi assalgono nei momenti più impensati e quindi anche di notte. Mi alzo, prendo un farmaco per sedare il dolore, e mi metto a leggere o a scrivere. La biblioteca che mi ha lasciato mio padre è immensa e io non l’ho mai riordinata. Ogni notte scopro cose nuove che mi riempiono di contentezza. Edizioni rare, grammatiche di tutte le lingue, migliaia di vocabolari, infiniti libri di storia, di etnologia, di linguistica. Un vero paradiso per bibliofili, per studiosi e per dilettanti come me. Scrivo anche qualche paginetta e poi le piego e le metto in un libro. Chissà se qualcuno dei miei pronipoti le troverà un giorno. Io ho deciso di non pubblicare nulla di mio. Per quanto la tentazione di pubblicare sia forte, quella opposto di non pubblicare nulla, benché più rara, è più fascinosa. Che cosa appartiene all’autore del suo libro? Nulla. Il libro se ne va per conto suo. L’autore può essere cambiato da un libro, ma il libro non è più dell’autore, è di tutti. All’autore, se il libro ha successo, rimane la vanità. Perché la poesia è, ne sono convinto, la voce di chi non ha voce, non del poeta. Così, dicevo, molto meglio l’anonimato, anche perché rende più assoluta la nostra morte e più segreta la nostra vita. Non è quindi per pubblicarlo se cerco un racconto che avevo iniziato a scrivere. E’ solo perché il racconto mi stimolava, mi dava la spinta per entrare in una certa atmosfera. Era una sorta di racconto incantato, senza un finale o una conclusione. Un racconto che non finisce se non con la morte, questo era il mio racconto. Ma non mi riesce di trovarlo e non ho né la forza né l’animo di rincominciarlo, anche perché non saprei come. Io quando ho finito di scrivere mi dimentico tutto nella mia scrittura e la scrittura si dimentica di me. Solo nell’atto dello scrivere ci incontriamo e andiamo avanti assieme. Non mi piace infatti pensare a quello che scriverò. Perché io credo che la scrittura sia un modo di vivere, non di riflettere la vita. Che cosa fa il cervello infatti nella scrittura? Scrive. E con lui scrive tutto il corpo, così come nei sogni non si ordina, non si pensa prima di andare a letto a quello che si dovrà sognare. Si sogna e basta. Che poi la gente dica è solo un sogno, è un’altra questione. Così come potrebbe dire è solo scrittura. E infatti lo dice: è una favola, un racconto, una fantasia. Come se chi scrive, scrivesse per il dopo, invece scrive per il momento della scrittura che come il sogno è una necessità della mente, nascosta e insidiosa. Io ho bisogno del mio racconto perduto, solo come una traccia, come se continuassi una musica che ho dimenticato. Chissà com’era il mio racconto. Parlava dell’Africa, del mare, di una città sepolta. Era ambientato al tempo degli Ittiti, o dei Faraoni? O era un racconto d’epoca moderna, anche se moderno non significa nulla, fuori dal nome di certi oggetti. L’animo infatti non ha tempo. Quel sogno interrotto nell’ultima notte di Pompei frulla nel mio capo. Ulisse è in me con le sue paure e le astuzie e ogni uomo del passato è in me a continuare la rete delle domande. Il mio racconto era forse un fiume che passava per la via del tempo, colorandosi via via di storia, di immagini? Ma dove cominciava? E chi erano i protagonisti? Non saprei proprio dire. Il racconto che io scrivo ora lo sto già dimenticando. Tutto quello che scrivo è inghiottito dal buio della mia biblioteca. Se troveranno questi miei pezzi di carta, certamente li getteranno via perché io per fortuna non ho un nome, non sono nessuno. Così come Ulisse posso lanciare le mie pietre contro l’immenso gigante del tempo senza che nessuno se ne avveda. Perché il racconto sono io, la mia vita sconosciuta.

NINO PEDRETTI – “Monologhi e Racconti” – Raffaelli Editore

Postato Mercoled 19 Febbraio 2020 - Ore 08:07 | Commenti (1)



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