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MrKlein

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Ultimo avvistamento: 5 giorni fa
Ho 0 anni. Mi collego da Roma

E in tempo di grande gioia avremo carne e grano e s selvaggina. In tempo di dolore mangeremo le lacrime.
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IL MINIBLOG DI MrKlein

La solitutdine dei numeri primi


Ho fatto un viaggio. Prima però ho vomitato. E’ sempre così quando inizio un viaggio, oppure quando vado in un posto. Un posto che fa umanità e dove tutti hanno una busta. Una busta di dolore, che persiste sleale, senza sospensioni. Senza recipienti abbastanza capaci per accogliere certe percezioni, sentendoti disperso mentre inclini la testa alla ricerca dei tuoi odori. Come consolazione di poter respirare in silenzio, tra le mattine bastonate, inseguendo il torpore dei sogni, in attesa di infilarti tra le ferite che chiudono il giorno. E’ sempre così quando inizio un viaggio oppure vado in un posto. Forse perché mi perdo nell’odore del sangue o in una domenica di gennaio, nel dolore degli altri. Come ci si perde in un pioppo dentro un eternità di agosto. Nell’erba bruciata dal sole. Fra le schegge dell’aria umida che divide i giorni e non esige movimenti. Solo giuramenti che nuotano a galla sulle quelle labbra strinate, mentre sei dappertutto e in nessun posto. Fino al momento in cui apri gli occhi e ammazzano un cristo, ritrovandoti in un corpo spini di riccio ed un serto di aghi. Tutto questo per un’eternità sterile, da ripetere ogni ora su questa terra e bruciare senza voce. Crudo di parole. Tutto questo finché il pulviscolo non ci dividerà, anche se non hai nemmeno quarant’anni e gli occhi belli senza il trucco. Oggi mi sono lavato nel sangue. Il sangue non sporca mai.
Postato Venerd 11 Gennaio 2019 - Ore 15:21 | Commenti (3)    


Unplugged


 

La distrazione è la più grande invenzione dell’uomo per andare avanti. Per simulare quello che non siamo. Perfetti per questo pianeta. Avevo deciso di andare in vacanza. La scelta era ricaduta in un luogo dove i miei, abitualmente, passavano l’estate. Avevo, perfino, stabilito un topic su cui impegnarmi.  Aspiravo ad una ricerca intima, misurata. L’ho chiamata “Alla ricerca della misura perduta”. Da qui la predilezione di bandire feste inebrianti, fumi alterati, piste bianche, liquori scozzesi e donne socievoli (quest’ultime allontanate anche quando non sono in vacanza). Insomma solo il nulla eufuistico. Scabro sì, ma spirituale. Ma ecco che, giuda ballerino, appena arrivato a destinazione, potevo già sfiorare tutta la mia insufficienza. Incredulo come un calamaro steso al sole, davanti a me, un agglomerato di gitanti di moderna concezione, galleggiavano da una strada all’altra, vanagloriosi e grossolani, abbigliati da una uguale e circoscritta pienezza: la cafonaggine.  Tutta una competizione. Un campionato di serie B, ma pure di C1,C2 e Lega dilettanti, su chi conosceva questo, quello o quell'altro. Su chi bazzicava i locali più esclusivi. Un'arroganza, che alla mia età, non puoi più identificare come il sigillo del piacere. In conclusione avevo individuato tutta una disinvoltura di sballati da benzoilmetilecgonina che avevano da poco finito di segarsi con le mani. Una voracità da svago zotico, una calcolata percezione di burrascoso che non crea burrasche. Ma non è periodo da porsi interrogativi così inoltrati, dal momento che è una vita che faccio della mia mancanza di ideali, di passioni e via discorrendo, la mia più autorevole conoscenza intellettuale. Però non avendo mai rinunciato al trono dell’inviolabile percezione emotiva (apri le porte, chiudi le porte),  non ci ho pensato un istante.  Ho chiamato il tassinaro e me sono andato all’aeroporto. Destinazione Roma, paradiso città. La mia presenza in quel luogo era durata esattamente quattro ore e trentasette minuti. Un gesto doveroso, un atto necessario, un affermazione del mio io affrancato, che mi ha obbligato, durante il rientro, ad infilarmi il pigiama della malinconia. Sono germogliato e successivamente sbocciato in quel paese cristallino e incorrotto. Un luogo in cui i vigili una volta, riuscivano a disciplinare un traffico immaginario. Ora mi era insostenibile guardare gli ebreniaci mimetizzati da imprecisate spore ischio rettali che non possedevano minimamente quello che ci avrebbe potuto associare: il silenzio dell’emozione sospesa. Perché una cosa è inconfutabile, l’uomo deve saper segnare i limiti estesi della simulazione, giusto per rallentare la produzione intimistica allo sdrucciolevole colare della melma rinsecchita.

 

Postato Gioved 05 Aprile 2018 - Ore 14:17 | Commenti (17)    


Pensavo che non l'avresti mai indovinato... La mia preferita,cioccolata calda.


Mi chiamo Mr. Klein.

Mi piace ascoltare, mi piace leggere. Qualche volta scrivere, anche se a capire sono solo io. Mi piacciono quelli che combattono, che bruciano di passioni, che danno la vita per i loro ideali.

Io no.  Non concludo mai. Perché sono privo di passioni e di vanità.  Anche se tutti pensano che io sia immodesto e lussurioso. Ma la verità è che i vanitosi, quelli veri, simulano. Perché non possiedono alcuna aspirazione, devono solo discolparsi della loro presenza su questa terra. In fondo, la vanità è mancanza di desiderio.

Mi chiamo Mr. Klein. Ma questo l’ho già detto, forse perché non so cosa dire.

A dieci anni ho visto mio padre andare via di casa, per poi fare ritorno l’anno dopo. Accolto da mia madre come un re.  In quel periodo di tempo intercorso non ho mai sentito la sua mancanza. Nemmeno ora.

Ho provato anche a rivelare un certo dolore.  Ma non quello che ti trascini dentro, parlo di quello reale, che non ha prezzo. A volte ci penso, anche se è difficilissimo. Perché il dolore ti insegue e, per quanto superficialmente privo di significato, non riesci a liberartene.

Ed è per questo motivo, forse, che non ho mai accettato me stesso attraverso le relazioni con le donne. Perché, fondamentalmente, le donne mi sono interessate solo in una certa dimensione. O forse perché volevano cambiarmi, volevano comprendermi, per poi abbandonarmi. Senza presupposti. Donne possedute dalla gelosia, sorrette nell’enorme mansione di accettare loro stesse. Di tonificare l’io perennemente zoppicante, disorientato. Eppure, nel profondo della mia negligenza, sono stato sempre felice quando sono stato, poi, furiosamente lasciato.

Tutto questo fino a quando non incontrato Lei. Che mi ha fatto innamorare. Perdutamente. Staccandomi dallo stordimento del dormiveglia, dalla svogliatezza, dalla noncuranza, dall’ indifferenza passiva per qualunque essere umano. Si perché noi, entità umane, ci innamoriamo. E come se non bastasse, lo realizziamo in situazioni impenetrabili, impensabili, con personalità o individui che fino ad un momento prima svolazzavano astrattamente nel nostro individuale principato del cazzo.

Oggi, mia cara principessa, ti dirò una cosa.  Domani verrò da Te, profumato di me, in questo inverno che non elargisce niente. Suonerò il citofono di casa tua. Anche se ho il cuore basso e non ci arriva. E ti converrà aprirmi, perché ti chiederò scusa, per ieri. Così potrai restare sbottonata, disarmata, arrendevole. Senza dubbi da addentare, incertezze da strappare. Dove tu sarai in me ed io in te. Senza limiti, rigirando la mia vita tra le tue dita. Tutto questo si chiama fede, ed è davanti all’amore.

Sono Klein, solo per i benevoli. Per te sono… lo sai benissimo chi sono.

 

Postato Luned 12 Marzo 2018 - Ore 16:13 | Commenti (34)    


5.13


Faccio sempre strani sogni io. Sogni privi di pubblicità.  Sogni che arrestano il veloce istante di tutte le mie soste sotterranee. Ho undici anni, adesso, e mia madre mi stringe per mano.  Muovo la testa alla mia sinistra e c’è anche mio padre. E’ domenica mattina, tratteggiata e scottante. Una domenica come le altre, una domenica che non ricomparirà mai più. Passeggiamo lungo via dei Giubbonari. Vesto con fierezza una polo blue.  Fa caldo ma ho le mani fredde. E sono contento, perché mi sento tranquillo. Come non lo sarò mai più. I miei sono allegri. Non hanno discusso. Mio padre fa i complimenti a mia madre. Dice che le sta bene una camicia rosa con la stampa di piccoli fiori.  Mia madre sorride stupita. Perché qualsiasi lusinga che fuoriesce dalla cavità orale di mio padre è così singolare, da sembrare imbarazzante. Poi improvvisamente, senza ragione, chiedo se moriranno, come i nonni. E loro, senza scomporsi e con matura certezza, mi rispondono che non scompariranno mai. Io ci credo, mentre sopra ponte Fabricio, guardo il Tevere colare tranquillo. Invece mi stavano semplicemente ingannando. Da  quel momento, sono iniziate tutte le mie difficoltà. Il mio fluttuare nello sconclusionato. Le proprietà che interpellano solidità ordinarie. Intanto la luna è sparita. Il sogno è concluso. Eppure, io da quel momento, non mi sono più svegliato. Ancora un attimo 5.13, ancora un attimo. Che arrivo da te.

Postato Marted 06 Marzo 2018 - Ore 15:43 | Commenti (24)    


Cosa è che ogni tanto ti tormenta, MrKlein?


Sono andato nel rione Regola, ieri. Dove sono nato. Era un bel pezzo che non ci passavo. Il palazzo non lo dico e sapete il perché. E se non lo sapete sono cazzi vostri. E’ sempre lo stesso, da seicento anni al mondo. Avrei voluto flussarlo con la luce, con le anime morte.

Cinquecento anni di vita e cinquecento anni di morte. Qualche suicidio illegale, qualche stupro templare, e qualche morto ammazzato. Quelli dell’ordine dei servi di maria, un giorno, murarono viva una monaca sconsacrata. La notte usciva, dal sonno profondo, a lanciare per terra piatti e bicchieri. Uno svago scherzoso, dicevano, per un amore mai più posseduto.  E li ho ritrovavi tutte lì, le presenze invisibili. Pronti a mostrarsi tra stanze vetuste, scaloni di marmo e brividi di freddo. Silenziosamente ho risucchiato nell’aria i giorni passati.

Certi proiettili non hanno ore, non hanno tempi, non hanno bersagli. Perché i morti ti bussano sempre, anche se non stai dormendo. E c’è un momento in cui ti domandi se il prossimo, tra quella linea, sarai tu.

Eppure ho avvertito il profumo del calicanto. L’arrivo del sole, ed una mano che mi accarezzava i capelli.

 

Postato Gioved 22 Febbraio 2018 - Ore 15:26 | Commenti (6)    


Elementi


 

Ci sono giorni che incominciano quando ormai è buio. Attraversano piogge monsoniche, profetizzandosi, dopo, in sogni sigillati. Ci sono giorni che ti scuotono fino a quando non fa luce, si trainano tagliuzzati, come lamine oscure. E ci sono giorni in cui bisogna allenare la respirazione, per non gridare o strappare cartoncini già scritti.

 

Domani sarà un giorno speciale per te. Minuscole cose accenderanno una fiaccola, capace di soffiare via, sciami violacei e scrosci corvini. Domani ti cercherò, come sempre, come tutti i giorni, annusandoti attraverso le parole. Saremo particelle di un fulmine, frammenti di una strada biancastra. E sentiremo il fruscio continuo del nostro destino. Domani ti sentirai nuda, tra brezze e correnti, distesa in un telo d’arancio, asimmetricamente orlata da baci marini, disciolti.

 

Ti ho fatto un regalo. L’ho scovato in quel bosco, in mezzo alla neve, tra le luci di nebbia nostrana: è un destriero di giada. La dea Tychemi ha detto che porta fortuna. L’ho stretto tra le dita, chiedendole di farti felice. Oggi, però, respira lentamente. Io intanto miscelo le foglie, preparo il mio mate.

 

Postato Marted 13 Febbraio 2018 - Ore 14:18 | Commenti (9)    


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